La battaglia di Fornovo del 6 luglio 1495: due eserciti, due vittorie dichiarate
Il 6 luglio 1495 presso Fornovo di Taro l'esercito di Carlo VIII di Francia affrontò la Lega guidata da Francesco II Gonzaga. Entrambi si proclamarono vincitori, e le cifre di eserciti e perdite divergono molto.
Il 6 luglio 1495, nella valle del Taro, presso Fornovo, il re di Francia Carlo VIII si trovò davanti un esercito molto più numeroso del suo. La battaglia, detta anche battaglia del Taro, è un episodio della prima guerra d'Italia, e ancora oggi gli storici discutono su chi l'abbia vinta.
Per capire come ci si arrivò bisogna tornare all'anno prima. Carlo VIII voleva conquistare il Regno di Napoli, facendo valere diritti ereditati dalla nonna paterna, Maria d'Angiò. Alla fine di agosto del 1494 scese in Italia con un grande esercito, mercenari svizzeri e artiglieria, ed entrò a Napoli il 22 febbraio 1495 quasi senza opposizione. Ripartì il 20 maggio. Intanto, il 31 marzo 1495, a Venezia era stata proclamata una Lega formata da Venezia, Milano, Mantova, Bologna e altri, con l'obiettivo di fermare il ritorno dei Francesi. Alla guida delle forze della Lega c'era Francesco II Gonzaga, marchese di Mantova.
Gli eserciti si incontrarono a Fornovo di Taro, a una trentina di chilometri a sud-ovest di Parma secondo la voce inglese. Sui numeri le fonti non coincidono. La voce italiana indica per i Francesi circa 10.600 uomini, con 42 pezzi d'artiglieria, e per la Lega cifre tra 14.500 e 21.000. La voce inglese dà 10.000-11.000 uomini ai Francesi e 20.000-21.500 alla Lega.
Anche sulle perdite si va da una stima all'altra. La voce italiana parla di circa 1.200 morti francesi nell'infobox e di circa mille nel testo, contro circa 2.000 della Lega. La voce inglese indica per i Francesi tra 100 e 1.000 morti e per la Lega tra 3.350 e 4.000. Paolo Giovio, ricorda, scrisse di 4.000 morti tra gli alleati e 1.000 tra i Francesi, e secondo lo storico Santosuosso questa cifra è più attendibile.
Chi vinse? La risposta cambia a seconda di chi scrive. Secondo la voce inglese Venezia presentò la battaglia come una vittoria, e anche Francesco Gonzaga la rivendicò, ma Francesco Guicciardini giudicò che il consenso generale avesse assegnato la palma ai Francesi. La voce italiana descrive l'esito come incerto, con una definizione di «vittoria italiana» nell'infobox che contrasta con il testo. Entrambe le parti, dice, rivendicarono il successo, e Carlo VIII non fu catturato.
Un fatto emerge da entrambe le fonti: Carlo VIII non fu fermato né catturato. La voce inglese ricorda che lo storico Domenico Malipiero ammise che la Lega non riuscì a impedire ai Francesi di raggiungere Asti. Carlo chiese una tregua di tre giorni e lasciò il campo nella notte tra il 7 e l'8 luglio. Si ritirò verso Asti, dove arrivò il 15 luglio. La Lega ottenne un bottino che la voce italiana valuta circa 300.000 ducati e le salmerie francesi, e Francesco II fece poi costruire a Mantova la chiesa di Santa Maria della Vittoria.
Le fonti divergono perfino sul ruolo dell'artiglieria. La voce inglese afferma che i cannoni furono in gran parte inefficaci da entrambe le parti, e che quelli francesi smisero di sparare quando la pioggia bagnò la polvere. La voce italiana, invece, sostiene che la battaglia mostrò che l'artiglieria poteva essere decisiva anche in campo aperto.
Le conseguenze riguardarono tutta l'Italia. Il giorno stesso della battaglia, secondo la voce inglese, Ferdinando II arrivò davanti a Napoli con una flotta spagnola e vi rientrò il giorno dopo. Carlo VIII lasciò l'Italia senza conquiste e, scrive la stessa voce, morì circa due anni e mezzo dopo. Il confronto tra le due fonti mostra come anche una battaglia ben nota resti un campo di stime e interpretazioni, da leggere con le cifre a confronto.