● Storia di Parma · 22 ottobre 2026

Lo Stradone di Parma ed Ennemond Petitot: un viale alla francese del Settecento

Nel 1759 un architetto arrivato da Lione disegnò sulle vecchie mura di Parma un viale alberato alla maniera di Parigi. Storia dello Stradone, del suo piccolo casino in fondo al viale e dell'uomo che lo immaginò.

Sotto gli alberi dello Stradone, nella parte meridionale di Parma, si cammina dentro un'idea nata a metà del Settecento. È un viale ampio, diviso in tre corsie, con le panchine di marmo dal disegno semplice e le chiome degli ippocastani che d'estate fanno ombra. Fu pensato sul modello dei boulevard di Parigi.

Tutto comincia nel 1759. Il Ducato di Parma era da poco passato ai Borbone, e il ministro Guillaume du Tillot voleva dare alla piccola capitale il respiro delle grandi città europee. Per farlo aveva chiamato da Roma un giovane architetto francese, Ennemond Alexandre Petitot. Nato a Lione nel 1727, Petitot si era formato nello studio di Jacques Soufflot, aveva studiato all'Accademia reale di architettura di Parigi e nel 1745 aveva vinto il Prix de Rome, il premio più ambito per un giovane architetto del suo tempo.

L'idea fu semplice e geniale: usare la sommità delle antiche mura come un grande viale di passeggio, affacciato verso le colline. La corsia centrale era pensata per le carrozze, quelle laterali per chi andava a piedi. I parmigiani avevano finalmente un luogo dove camminare, incontrarsi e guardare la campagna, proprio come accadeva sui boulevard di Parigi. Ancora oggi le corsie laterali restano dei pedoni.

In fondo al viale, su un contrafforte, Petitot disegnò una piccola palazzina elegante: il Casino, un luogo di ritrovo con la vista aperta sui campi e sulle ville nobiliari. Le fonti suggeriscono che servisse anche da caffè, il posto ideale per una sosta durante la passeggiata.

Lo Stradone è solo una delle tracce di Petitot nel territorio. Negli stessi anni lavorò alla Reggia di Colorno e ai suoi giardini, al Parco Ducale, alla facciata del Casino dei Nobili e alla decorazione di alcune sale del Palazzo di Riserva. Disegnò anche un nuovo, grandioso Palazzo Ducale, che però rimase sulla carta. Insegnò per molti anni all'Accademia di Belle Arti di Parma, dove guidò la scuola di architettura e formò numerosi allievi.

Di Petitot resta anche un lato più giocoso. Oltre ai progetti costruiti amava disegnare invenzioni fantasiose, come una celebre serie di figure in costume "alla greca", diffusa in incisione. Un architetto che, finito il lavoro, continuava a inventare per il puro piacere di farlo.

La prossima volta che vi capita di attraversare lo Stradone, provate a rallentare. Sotto i passi c'è la linea delle vecchie mura, intorno c'è il disegno di un uomo arrivato da lontano, e davanti c'è la stessa vista sulle colline che i parmigiani del Settecento venivano a cercare qui.

Fonti

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