● Storia di Parma · 22 ottobre 2026

Il Ponte Romano di Parma: le arcate antiche sotto via Mazzini

Sotto il traffico di via Mazzini riposano due arcate del ponte che per secoli portò la via Emilia oltre il torrente. Una storia lunga più di duemila anni, a pochi passi da piazza Ghiaia.

Lungo via Mazzini, tra piazza Garibaldi e il Ponte di Mezzo, pochi pensano di avere sotto i piedi una delle opere più antiche della città. Eppure, scendendo nel sottopasso vicino a piazza Ghiaia, compaiono due grandi arcate di pietra: sono quanto resta del ponte romano che faceva attraversare il torrente Parma alla via Emilia.

La storia comincia con la nascita stessa della città. Parma fu fondata come colonia romana nel 183 a.C., proprio lungo la grande strada che collegava Rimini a Piacenza. Per superare il torrente serviva un passaggio sicuro, e il punto scelto fu quello dell'antico guado, dove forse emergeva anche un piccolo isolotto. Le prime strutture erano probabilmente in legno, su fondazioni di pietra; in età augustea il ponte venne rifatto in muratura, dentro un più ampio riordino delle strade della regione.

Il torrente, però, non è mai stato un vicino tranquillo. Le piene danneggiarono il ponte più volte, e ogni volta i parmigiani lo rimisero in piedi. La ricostruzione più ricordata è quella voluta da Teodorico, re degli Ostrogoti, tra la fine del V e l'inizio del VI secolo: per questo l'opera è chiamata ancora oggi Ponte di Teodorico, oppure con il nome latino di Pons Lapidis, il ponte di pietra. Secondo le ricostruzioni degli studiosi era molto più lungo del tratto visibile oggi, con una serie di arcate.

Poi accadde una cosa curiosa. Nel XII secolo il torrente spostò il suo corso verso ovest e il vecchio ponte rimase all'asciutto. Accanto ne venne costruito uno nuovo, mentre quello antico fu a poco a poco inglobato dalle case e dalle strade della città che cresceva. Per secoli i parmigiani ci passarono sopra senza saperlo.

La riscoperta arrivò negli anni Sessanta del Novecento, durante i lavori di allargamento di via Mazzini. Riemersero le arcate in pietra, e si decise di lasciarne due visibili nel sottopasso, dove oggi si possono ammirare insieme ad alcuni reperti venuti alla luce con gli scavi, tra cui blocchi di pietra con monete rimaste incastrate nei secoli.

Prima di andare conviene informarsi sugli orari di apertura del sottopasso, poi vale la pena fermarsi qualche minuto. Guardare quelle pietre squadrate significa vedere con i propri occhi il filo che lega la Parma dei coloni romani a quella di oggi: la stessa strada, lo stesso torrente, la stessa voglia di unire le due rive. E, forse, ricordarsi che sotto ogni città c'è sempre un'altra città che aspetta solo di essere raccontata.

Fonti

Da leggere ancora

Storia di ParmaLo Stradone di Parma ed Ennemond Petitot: un viale alla francese del SettecentoStoria di ParmaLa casa natale di Giuseppe Verdi alle Roncole di Busseto: dove nacque Giuseppe VerdiTesoriIl Museo del Prosciutto di Parma a Langhirano, un viaggio tra sale, colline e stagionatura
Tutti gli articoli