● Storia di Parma · 30 ottobre 2026

Salimbene de Adam, il frate parmigiano che scrisse la Cronica del Duecento

Nato a Parma nel 1221, entrato tra i francescani a diciassette anni, Salimbene de Adam lasciò una Cronica in latino che copre oltre cento anni. Si conserva in un solo manoscritto, oggi in Vaticano.

Tra le voci più vivaci del Duecento italiano c'è quella di un frate nato a Parma. Si chiamava Ognibene, ma la storia lo ricorda come Salimbene de Adam. La sua Cronica è una delle fonti principali per conoscere gli anni di Federico II, delle guerre tra Chiesa e Impero e della vita quotidiana nei conventi.

Nacque a Parma il 9 ottobre 1221, figlio di Guido de Adam, cavaliere. Le voci consultate aggiungono un dettaglio sul padre: quando il giovane volle diventare francescano, Guido si oppose, perché aveva già visto entrare nell'ordine il primo figlio. La voce inglese cita anche la madre, Iumelda di Cassio, e uno zio paterno, Berardo Oliverio di Adam, morto nella battaglia di San Cesario nel 1229.

Salimbene entrò nell'ordine francescano nel 1238, a diciassette anni. La voce inglese indica la data del 4 febbraio e il nome del ministro generale che lo accolse, Elia da Cortona. Seguirono anni di spostamenti tra i conventi di Fano, Jesi, Firenze, Ravenna, Reggio Emilia, Lucca e Parma. Nel 1247 fu mandato in Francia a studiare, mentre Parma era assediata dalle forze imperiali. A Lione incontrò Innocenzo IV e, in Francia, frate Ugo di Digne, che lo avvicinò alle idee di Gioacchino da Fiore. Al rientro in Italia gli fu assegnata la sede di Ferrara, dove rimase sette anni.

La parte più importante della sua eredità è la Cronica. Secondo la voce italiana copre gli anni dal 1168 al 1287, circa centoventi anni; la voce inglese indica il 1167 come inizio e precisa che l'opera fu avviata intorno al 1282 e comincia con la fondazione di Alessandria. Anche qui le fonti divergono di un anno, e lo si segnala senza sceglierne una a caso.

Il testo è in latino, spesso molto vicino al volgare parlato. Salimbene attinge largamente alla Cronica Universalis di Sicardo da Cremona, ma aggiunge ciò che vede e che sente: personaggi, aneddoti, giudizi taglienti, perfino osservazioni di vita agricola, come quelle sui mandorli. Il suo giudizio su Federico II è severo: lo definisce Anticristo, anche se la voce inglese ricorda che in altri passi lo descrive come uomo colto e a volte generoso.

Dell'opera si conserva un solo manoscritto, parzialmente mutilo. Le edizioni moderne si basano sul codice Vaticano Latino 7260, conservato nella Biblioteca Apostolica Vaticana. La prima edizione a stampa uscì a Parma nel 1857 e coprì soltanto gli anni dal 1212 al 1287. La parte dal 1167 al 1212 fu pubblicata da Léon Clédat nel 1878. L'edizione più completa citata nelle fonti è quella curata da Holder-Egger nei Monumenta Germaniae Historica, Scriptores, volume XXXII, uscita a Hannover nel 1906.

Quanto alla morte, le fonti concordano su un anno vicino al 1288 e su un luogo nei dintorni di San Polo d'Enza. La voce italiana indica San Polo d'Enza, la voce inglese il convento di Monfalcone nei pressi, ma nella stessa voce l'introduzione parla di circa il 1290. È un esempio di come anche una data finale possa restare approssimata.

Per chi studia le famiglie parmensi, la Cronica ha un valore particolare. Nelle sue pagine compaiono i nomi di parenti, di cavalieri e di frati, e per questo resta una lettura da consultare a chi cerca cognomi e storie del territorio nel Duecento.

Fonti

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