● Tesori · 22 ottobre 2026

Pinacoteca Stuard a Parma: la collezione donata alla città da un collezionista generoso

In Borgo Parmigianino, dentro l'antico monastero di San Paolo, c'è una pinacoteca nata da un lascito del 1834. Ventidue sale di pittura, dai fondi toscani del Trecento fino all'Ottocento parmigiano.

Alcuni musei nascono da un re, altri da una persona sola che decide di lasciare qualcosa agli altri. La Pinacoteca Stuard di Parma è uno di questi, ed è forse per questo che visitarla ha un sapore così raccolto e familiare.

Giuseppe Stuard, collezionista parmigiano scomparso nel 1834, mise insieme nel corso della sua vita circa centoquaranta opere. Con il suo testamento le lasciò alla Congregazione di Carità, l'istituzione cittadina che si occupava di assistenza. Nello stesso anno quella raccolta venne riunita a un altro piccolo nucleo di dipinti e arredi, legati alla figura di san Filippo Neri. Da quei due semi, nel tempo, sono cresciute donazioni e acquisizioni fino a superare le trecento opere tra dipinti e grafica.

Dal 2002 la pinacoteca ha una casa degna del suo contenuto: un'ala dell'antico monastero di San Paolo, lo stesso complesso che custodisce la celebre Camera dipinta dal Correggio. L'ingresso è in Borgo Parmigianino, a due passi dal centro. Durante i lavori di sistemazione dell'edificio sono emersi anche reperti di epoca medievale, oggi esposti lungo il percorso.

Le sale sono ventidue e accompagnano il visitatore attraverso cinque secoli di pittura. Si comincia con i maestri toscani del Trecento e del Quattrocento: Paolo di Giovanni Fei, Bicci di Lorenzo, Niccolò di Tommaso, e una piccola tavola attribuita alla cerchia di Paolo Uccello. Poi arriva la grande stagione emiliana, con Lavinia Fontana, una delle prime pittrici professioniste della storia europea, e con nomi come Guido Reni, Guercino, Lanfranco e Badalocchio. Non mancano i veneti, da Palma il Giovane a Sebastiano Ricci, e qualche ospite venuto da più lontano, con opere attribuite a Brueghel, Zurbarán e Zoffany.

Tra le opere più amate dagli appassionati c'è un disegno a penna con un levriero, forse di mano del Parmigianino, legato ai lavori per la Rocca di Fontanellato. È un foglio piccolo, ma racconta la mano veloce e sicura di un artista che Parma considera uno dei suoi figli migliori. Accanto alle tele trovano posto arazzi, mobili dal Cinquecento all'Ottocento e oggetti d'arte che raccontano la vita della città e della famiglia Stuard.

L'ultima parte del percorso è dedicata all'Ottocento, con paesaggi e ritratti di artisti come Carmignani, Pasini e De Stroebel: un modo per ritrovare la Parma di due secoli fa, con i suoi colori e le sue luci.

Giorni, orari ed eventuali visite guidate vanno controllati prima di andare sulla pagina ufficiale della pinacoteca.

Uscendo, viene spontaneo pensare a Giuseppe Stuard. Di lui sappiamo poco, ma il gesto è chiaro: ciò che aveva amato, lo ha voluto condividere. Due secoli dopo, quel dono è ancora aperto a chiunque passi da Borgo Parmigianino.

Fonti

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