La Pieve di Sasso a Neviano degli Arduini: la chiesa del colle che guidava tredici cappelle
Citata nel 1005, ricostruita dal 1082 sul colle di Sasso, a circa venticinque chilometri da Parma, la pieve romanica di Santa Maria Assunta nel 1230 teneva insieme tredici cappelle in tre valli.
Nel 1230, secondo il Capitulum seu Rotulus Decimarum, l'elenco delle decime della diocesi, la pieve di Sasso teneva insieme tredici cappelle sparse in tre valli dell'Appennino parmense. Oggi quella chiesa è ancora lì, sulla sommità di un colle nella frazione di Sasso, in comune di Neviano degli Arduini, che si trova a circa venticinque chilometri a sud di Parma.
Neviano degli Arduini è un comune di montagna con decine di frazioni, e Sasso è una di queste. Per capire cosa significhi una pieve in un territorio così, bisogna partire dalla sua funzione.
Una pieve non era soltanto una chiesa. Era il centro religioso di un territorio, il luogo del battesimo e il punto di riferimento delle cappelle sparse nelle vallate. In una zona di montagna, dove le comunità erano piccole e lontane tra loro, la pieve teneva insieme case, borghi e strade.
La sua storia comincia prima dell'edificio che si vede oggi. La prima chiesa, di epoca altomedievale, sorgeva alle pendici del monte. Un'epigrafe in arenaria, ora murata nella navata destra, risale probabilmente a un periodo tra l'ottavo e il nono secolo. La prima menzione scritta è del 1005, secondo la datazione più precisa l'11 giugno: la chiesa compare nell'elenco delle pievi della diocesi di Parma voluto dal vescovo Sigifredo II, con il nome di Sancta Maria de Saxo, cioè Santa Maria di Sasso.
Nel 1082 cominciò la ricostruzione sulla sommità del colle, in una posizione panoramica. La tradizione la lega alla contessa Matilde di Canossa, il cui nome è associato a molte chiese romaniche di queste terre. Fino al Trecento la pieve fu anche una tappa per i pellegrini e i viaggiatori che percorrevano la strada di Linari, l'antica via tra Parma e la Toscana per il valico del Lagastrello, diretti all'abbazia di Linari.
L'edificio è romanico. Ha tre navate e tre absidi, e la facciata è a salienti, costruita con grandi conci di arenaria, con un portale al centro e una bifora. Sulla parte esterna corrono gli archetti pensili, un motivo tipico dell'architettura romanica, e piccole finestre a feritoia. All'interno la navata centrale è coperta da capriate di legno e ha cinque colonne per lato. Il campanile, staccato dalla chiesa, è molto più recente: lo costruirono nel 1947-48 in stile neoromanico.
Il fonte battesimale è un pezzo composito. A pianta ottagonale, fu ricomposto nel 1960 da Galileo Scorticati con lastre del dodicesimo secolo, probabilmente provenienti da altrove, e con alcune sculture nuove. I quattro pannelli mostrano un uomo alato, un leone alato, un chierico che benedice e un grifone con una colomba.
Nei secoli la pieve ha avuto bisogno di molte cure. Nella prima metà dell'Ottocento fu restaurata e in parte rifatta, pavimento compreso. Il 7 settembre 1920 un terremoto la danneggiò, e nel luglio 1944 i soldati tedeschi distrussero la struttura di legno delle campane. Il grande restauro, dal 1950 al 1965, la riportò all'aspetto romanico che vediamo oggi, e nell'aprile del 1965 il vescovo Evasio Colli la elevò a santuario mariano, con il titolo di Maria Madre della Chiesa.
Dalla prima menzione del 1005 sono passati quasi mille anni. Oggi la pieve non guida più nessuna valle, ma dal colle di Sasso ricorda ancora il ruolo che ebbe tra le comunità dell'Appennino.