● Storia di Parma · 22 ottobre 2026

L'Orto botanico di Parma: storia del giardino dell'Università, dai Farnese a oggi

Nato dal giardino dei semplici voluto dai Farnese e rifondato nel Settecento, l'Orto botanico dell'Università di Parma custodisce oltre quattromila specie, serre neoclassiche e un ginkgo di fine Settecento.

Nel cuore di Parma c'è un luogo dove il tempo si misura in anelli di legno e in stagioni. È l'Orto botanico dell'Università, un giardino di circa undicimila metri quadrati che da più di due secoli e mezzo raccoglie, studia e protegge piante da tutto il mondo.

Le sue origini sono ancora più antiche. Già all'epoca dei Farnese esisteva un Giardino dei Semplici, cioè un orto di erbe officinali legato agli studi universitari: era lì che gli studenti imparavano a riconoscere le piante usate nelle farmacie del tempo.

La vera rinascita arrivò nel Settecento, l'epoca in cui Parma voleva diventare una piccola capitale europea della cultura. Tra il 1768 e il 1770 l'abate e botanico Giambattista Guatteri diede vita all'Orto nella sede attuale, con il sostegno del duca Ferdinando di Borbone. Pochi anni dopo, nel 1793, furono completate le eleganti aranciaie neoclassiche disegnate da Ennemond Alexandre Petitot, lo stesso architetto francese che ridisegnò tanti angoli della città ducale. Ancora oggi sono l'edificio più riconoscibile del giardino.

Nell'Ottocento, sotto la lunga direzione del botanico Giovanni Passerini, l'Orto crebbe ancora: nacquero la Scuola di Botanica, una serra calda e un semenzaio. Intanto si accumulavano tesori di carta e di cera: erbari storici e una rara raccolta di modellini ottocenteschi di funghi in cera. C'è anche l'erbario di Luigi Gardoni, speziale dell'Antica Spezieria di San Giovanni, con piante, stampe e manoscritti.

Passeggiando oggi tra i viali si attraversano tre giardini diversi: uno all'inglese, uno all'italiana e un arboreto. Le specie ospitate sono più di quattromila. Tra i patriarchi verdi spicca un Ginkgo biloba di fine Settecento, che in autunno si accende di un giallo dorato. Poco lontano svetta una metasequoia, una specie che si credeva conosciuta solo dai fossili prima di essere ritrovata viva nel Novecento. Ci sono poi rose, piante acquatiche, piante carnivore, piccoli bonsai di specie locali e una ricca collezione di cactacee, custodita anche per proteggere specie rare.

L'Orto non è solo memoria. L'Università lo usa per la ricerca, per la tutela della flora del territorio e per laboratori e visite guidate, e la cura di questo patrimonio continua con nuovi progetti di riqualificazione.

Chi passa da Parma in autunno ha un buon motivo per entrare: fermarsi sotto il vecchio ginkgo mentre le foglie cadono come monete d'oro è uno dei piccoli piaceri che la città riserva a chi sa dove cercarli. Prima della visita conviene controllare gli orari sul sito dell'Università.

Fonti

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