Museo Glauco Lombardi a Parma: i tesori di Maria Luigia
Nel Palazzo di Riserva, accanto alla Pilotta, un piccolo museo custodisce abiti, gioielli, lettere e ritratti della Parma dell'Ottocento. Tutto nato dalla passione di un solo uomo.
Ventagli, lettere, abiti di gala: al Museo Glauco Lombardi la Parma di Maria Luigia si guarda da vicino. Il museo si trova in strada Garibaldi, nel Palazzo di Riserva, a pochi passi dalla Pilotta e dal Teatro Regio, ed è uno dei luoghi più raccolti ed eleganti della città.
Glauco Lombardi, vissuto tra il 1881 e il 1971, dedicò gran parte della sua vita a un compito paziente: ritrovare, studiare e mettere al sicuro gli oggetti della Parma ducale del Settecento e dell'Ottocento, che rischiavano di disperdersi tra mercati antiquari e collezioni private. Pezzo dopo pezzo, acquisto dopo acquisto, mise insieme una raccolta che racconta la vita della corte meglio di molti libri.
Per alcuni anni il primo nucleo della raccolta fu esposto nella Reggia di Colorno. Nel 1934 Lombardi riuscì ad acquistare dal conte Giovanni Sanvitale numerosi oggetti appartenuti a Maria Luigia, la duchessa che guidò Parma dal 1816 al 1847 e che i parmigiani ricordano ancora con affetto. Dopo un lungo trasferimento, nel 1961 il museo riaprì nella sede attuale.
Anche il palazzo che lo ospita ha una storia da raccontare. Il Palazzo di Riserva era uno degli edifici che affiancavano la residenza dei duchi e veniva usato per le funzioni di governo e per accogliere gli ospiti importanti. Nel Settecento l'architetto francese Ennemond Alexandre Petitot ne ridisegnò le sale centrali, e a lungo vi ebbero sede anche gli uffici postali, tanto che molti lo chiamano ancora Palazzo delle Poste.
Entrando, il visitatore si trova davanti al mondo privato di Maria Luigia: ritratti, cristalli e porcellane, gioielli, ricami, acquerelli dipinti da lei stessa, diari, strumenti musicali, un necessaire da viaggio e splendidi abiti di gala. Tra i pezzi più celebri c'è la Corbeille nuziale, il dono ricevuto da Napoleone in occasione delle nozze del 1810. Alle pareti dialogano le opere degli artisti attivi alla corte di Parma, come Petitot, Benigno Bossi, Giuseppe Naudin e l'incisore Paolo Toschi.
La forza di questo museo sta nei dettagli. Un calamaio, una lettera, un ventaglio dicono molto di più di una data sui libri di scuola: raccontano gusti, abitudini, piccole gentilezze di una corte che fece di Parma una capitale della cultura europea.
È una visita perfetta per chi ama la storia ma anche per chi cerca un'ora di quiete in centro. E lascia una lezione semplice: la memoria di una città si salva anche così, con la cura costante di chi decide che la bellezza del passato merita di essere custodita per tutti.