Giambattista Bodoni a Parma, il principe dei tipografi
Nel 1768 un giovane tipografo piemontese arriva a Parma. Ci resterà tutta la vita, e i suoi caratteri si usano ancora oggi.
Se avete mai letto una rivista elegante o la copertina di un libro raffinato, è probabile che abbiate incontrato Giambattista Bodoni senza saperlo. Il carattere che porta il suo nome, con i tratti spessi e sottili che si alternano con decisione, si usa ancora oggi in tutto il mondo.
Bodoni nacque a Saluzzo nel 1740, figlio e nipote di tipografi. Si formò a Roma, nella stamperia della Propaganda Fide, dove imparò a comporre testi in moltissime lingue e alfabeti diversi.
Nel 1768 fu chiamato a Parma per dirigere la Stamperia Reale, voluta dal duca Ferdinando di Borbone e dal ministro Du Tillot. Doveva restarci qualche anno: ci rimase per sempre. A Parma disegnò e incise migliaia di punzoni, curando ogni dettaglio, dalla carta all'inchiostro ai margini della pagina. Con il tempo affiancò al lavoro per la corte anche una tipografia tutta sua.
Le sue edizioni divennero famose in tutta Europa. Sovrani, letterati e collezionisti facevano a gara per averle. Per Bodoni la bellezza di un libro nasceva dalla chiarezza: poche decorazioni, molto spazio bianco, lettere perfette. Tra le imprese più ammirate c'è l'Oratio Dominica del 1806, che presenta la stessa preghiera in oltre centocinquanta lingue: una vetrina straordinaria di alfabeti e caratteri, frutto degli anni di formazione romana.
Morì a Parma nel 1813. La moglie, Margherita Dall'Aglio, completò e pubblicò nel 1818 il suo Manuale tipografico, una raccolta di centinaia di caratteri considerata un capolavoro della tipografia. Nelle pagine introduttive Bodoni spiegava che la bellezza di una lettera nasce dalla regolarità, dalla nitidezza, dal buon gusto e dalla grazia: un'idea semplice, che i grafici citano ancora.
Oggi i punzoni, le matrici e gli strumenti di lavoro di Bodoni sono custoditi nel Museo Bodoniano, all'interno del Palazzo della Pilotta, negli spazi della Biblioteca Palatina. Vederli da vicino aiuta a capire quanto lavoro ci sia dietro una sola lettera: prima di arrivare sulla pagina, ogni carattere è passato per le mani di chi lo ha inciso nell'acciaio, ne ha ricavato la matrice e lo ha fuso nel metallo.
Per chi vive a Parma, il nome di Bodoni è familiare. Ma è davanti a una sua pagina stampata che si capisce davvero perché la città lo consideri uno dei suoi figli adottivi più cari.