● Libri antichi · 22 ottobre 2026

La Biblioteca di San Giovanni Evangelista a Parma: una volta affrescata che parla cinque lingue

Nel monastero di San Giovanni Evangelista c'è una sala del 1574 dipinta come un grande libro aperto, con iscrizioni in cinque alfabeti, una mappa del Ducato e circa ventimila volumi.

Dietro il Duomo di Parma, a pochi passi da piazza Duomo, c'è un luogo che resta fuori dai giri più frequentati. Si trova dentro il complesso benedettino di San Giovanni Evangelista, fondato alla fine del X secolo, nel 980, dal vescovo Sigifredo II, ed è la sua biblioteca monumentale: una sala dove i libri non stanno soltanto sugli scaffali, ma sembrano continuare sulle pareti e sul soffitto.

La decorazione fu realizzata tra il 1574 e il 1575, su incarico dell'abate Stefano Cattaneo da Novara. A dipingerla furono due artisti bolognesi, Giovanni Antonio Paganino ed Ercole Pio. Il risultato è una sala a tre navate, sostenuta da dieci colonne ioniche, con una volta divisa in diciotto campate.

Alzando lo sguardo si scopre un mondo di grottesche, quei motivi leggeri e fantasiosi fatti di girali, figure e piccoli ornamenti che il Rinascimento amava tanto. Il tema che unisce tutto è la Giustizia: nella campata centrale è raffigurata come sapienza, l'idea che conoscere sia il primo passo per giudicare con equità. Per una biblioteca è una scelta bellissima.

Il dettaglio che incanta di più, però, è un altro. Tra le campate corrono cartigli con iscrizioni in cinque lingue e alfabeti diversi: latino, greco, siriaco (caldaico), ebraico e arabo. Nel Cinquecento un monastero di Parma si presentava così come un luogo aperto al sapere di tutto il Mediterraneo, dove le parole di culture lontane convivevano sotto la stessa volta. È un omaggio silenzioso alla bellezza delle lingue e alla dedizione di chi le studiava.

Sulle pareti si alternano carte geografiche, genealogie e simboli. Sulla parete ovest c'è una grande mappa del Ducato di Parma e Piacenza, dipinta in onore dei Farnese. Ha una particolarità che diverte chi la osserva: il sud è in alto, e il territorio sembra visto dal Torrazzo di Cremona, che compare sullo sfondo. È come guardare la propria terra dall'altra riva del Po.

La biblioteca custodisce circa ventimila volumi e, tra i tesori, codici miniati del Duecento e del Trecento, frutto del lavoro dei monaci copisti. Ogni pagina decorata a mano racconta mesi di lavoro, la cura per la calligrafia, la scelta dei colori, l'idea che un libro fosse un oggetto prezioso da tramandare.

Il monastero comprende anche tre chiostri, luoghi di quiete che valgono da soli la visita. Secondo le informazioni disponibili l'ingresso alla biblioteca è gratuito in alcune mattine della settimana e per i gruppi serve la prenotazione: prima di andare conviene verificare gli orari direttamente con il monastero.

Per chi ama i libri antichi è una tappa da non perdere. Si entra pensando di vedere una sala, e si esce con la sensazione di aver sfogliato un volume gigante, scritto e dipinto quattrocentocinquant'anni fa.

Fonti

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