● Tesori · 31 ottobre 2026

La Steccata di Parma: la basilica a croce greca e le tombe dei Farnese e dei Borbone

Prima pietra il 4 aprile 1521, consacrazione nel 1539, affreschi del Parmigianino e di altri, cripta voluta da Maria Luigia nel 1823: la storia della basilica di Santa Maria della Steccata, a due passi dalla Pilotta.

A pochi passi dalla Pilotta sorge la basilica di Santa Maria della Steccata, una chiesa a pianta centrale legata alle famiglie ducali di Parma. Il nome è curioso: secondo la voce italiana di Wikipedia deriva, forse, da una staccionata che delimitava lo spazio dell'oratorio per regolare l'afflusso dei pellegrini. La fonte usa il «forse», e va quindi letta come ipotesi.

Tutto nasce da un'immagine sacra, una Madonna che allatta dipinta alla fine del XIV secolo sulla facciata di un oratorio. Intorno a quella devozione, il 4 aprile 1521, il vescovo di Lodi Nicolò Urbani pose la prima pietra della nuova chiesa. La voce inglese indica che la costruzione fu promossa dal comune di Parma e dura dal 1521 al 1539, anno in cui l'edificio fu consacrato. La voce italiana è più precisa: la consacrazione avvenne il 24 febbraio 1539, per mano del cardinale Gian Maria Ciocchi del Monte, legato papale a Parma e Piacenza.

I progettisti cambiarono. All'inizio i lavori furono affidati a Bernardino Zaccagni e al figlio Giovan Francesco; dopo dissidi, dal 1525, subentrò Gian Francesco d'Agrate. La cupola fu realizzata tra il 1526 e il 1527. Per la voce italiana segue i disegni di Antonio da Sangallo il Giovane, per quella inglese è attribuita ad Agrate con l'aiuto di Sangallo. La pianta è a croce greca con quattro absidi, molto simile al progetto di Bramante per San Pietro: la voce ricorda che Vasari lo attribuisce a Bramante «come si dice», ma che stabilirne la paternità precisa è difficile.

Gli affreschi raccontano una vicenda tormentata. Il Parmigianino fu incaricato della decorazione, ma secondo la voce italiana portò a termine soltanto il sottarco orientale con le Tre vergini savie e le tre vergini stolte. La voce inglese parla invece di affreschi nella sagrestia e nel presbiterio e ricorda due dipinti a olio, la Santa Cecilia e il Re David, del 1523 circa, nati come ante d'organo. Le due descrizioni non coincidono, e qui si riportano entrambe. Nel catino absidale Michelangelo Anselmi dipinse l'Incoronazione della Vergine su disegno di Giulio Romano, nel periodo 1540-1547 indicato da una didascalia, mentre Bernardino Gatti affrescò l'Assunzione di Maria nella cupola.

La Steccata ha poi un ruolo cavalleresco. Nel 1699 Andrea Flavio Comneno cedette ai Farnese il gran magistero dell'Ordine costantiniano di San Giorgio. Nel 1718 papa Clemente XI tolse il santuario alla Congregazione e lo donò al duca Francesco Farnese, che ne fece la sede dell'Ordine. Dal 2006 vi ha sede il Museo costantiniano. La chiesa è stata elevata a basilica minore nel 2008.

Qui riposano anche i duchi. Secondo la voce italiana, nel 1813 le ceneri di Ottavio Farnese furono trasferite in Steccata dopo l'abbattimento della chiesa di San Pietro Martire. Nel 1823 Maria Luigia d'Austria fece realizzare una cripta per i duchi e i principi dei Farnese e dei Borbone-Parma, con ceneri provenienti dalla chiesa di Santa Maria del Tempio. Nel 1851 fu collocata all'ingresso la Pietà di Tommaso Bandini, dedicata alla memoria di Maria Luigia, e nel 1905 il monumento funebre ad Adamo di Neipperg, marito morganatico della duchessa, opera di Lorenzo Bartolini del 1831, fu trasferito qui. La voce inglese ricorda anche sepolture più recenti di membri dei Borbone-Parma.

La chiesa conserva infine organi legati a nomi illustri. Nel 1574 Benedetto Antegnati ebbe l'incarico di un nuovo strumento; nel 1591 Claudio Merulo sollecitò modifiche; nel 1892 Carlo Vegezzi-Bossi ne costruì uno nuovo.

Una chiesa nata da un'immagine devota, con una staccionata che forse le diede il nome, è così diventata il luogo dove si incontrano storia di Parma, arte del Cinquecento e memoria dei duchi.

Fonti

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