● Tesori · 31 ottobre 2026

L'abbazia di Fontevivo: dodici monaci cistercensi nel 1142 e il museo delle fisarmoniche

Fondata il 5 maggio 1142 da dodici monaci cistercensi su un terreno di fontanili, l'abbazia di Fontevivo è passata dai collegi dei nobili a Maria Luigia, e dal 2012 ospita il Museo delle Fisarmoniche.

Nel maggio del 1142 dodici monaci cistercensi arrivarono su un terreno umido della pianura parmense, tra sorgenti e fontanili, e vi fondarono un monastero. Quel luogo prese il nome latino «Fons vivus», la fonte viva, da cui Fontevivo. A quasi nove secoli di distanza, l'abbazia è ancora in piedi e racconta una storia che passa dai monaci alle scuole dei nobili, fino a un museo di strumenti musicali.

La voce italiana di Wikipedia indica la data precisa: il 5 maggio 1142. In quel giorno il complesso fu fondato come dipendenza diretta dell'abbazia di Chiaravalle della Colomba da dodici monaci guidati dall'abate Viviano. Il terreno, paludoso, fu donato dal vescovo Lanfranco di Parma e dal marchese Delfino; la voce inglese precisa che Delfino era figlio di Oberto Pallavicino. Per l'origine del nome le due fonti propongono dettagli diversi: la prima parla di terreno paludoso con fontanili, la seconda di una sorgente sulla riva sinistra del torrente Parola. Nel 1144, aggiunge la voce inglese, papa Lucio II confermò i possedimenti dell'abbazia.

La chiesa fu in origine dedicata alla Vergine e venne ricostruita verso la fine del XIII secolo. Nel 1497, con l'ingresso nella Congregazione italiana di San Bernardo, fu intitolata a san Bernardo di Chiaravalle. Ha pianta a croce latina, con transetto e abside quadrata, una navata centrale con due laterali e sei campate, ed è coperta da volte costolonate, non dalle volte a crociera previste all'inizio. La facciata in laterizio ha un grande rosone con dieci colonnine di marmo che si irradiano; secondo la voce inglese i monaci la rifecero nel Quattrocento.

Su un punto le fonti raccontano due vicende diverse. La voce inglese dice che nel 1518 papa Leone X trasferì l'abbazia alla Congregazione cassinese dei benedettini e, in una nota, ricorda un'altra versione secondo cui il passaggio ai benedettini sarebbe avvenuto nel 1546 su richiesta dei Farnese. La voce italiana, invece, parla dell'aggregazione del 1497 alla Congregazione italiana di San Bernardo. Le due informazioni non vengono conciliate e qui si riportano entrambe.

Il chiostro, adiacente alla chiesa, è un grande spazio quadrato di impianto neoclassico, con un portico intonacato e l'antico pozzo al centro. Secondo la voce inglese gli antichi edifici del convento furono sostituiti nel 1733 dalla Villeggiatura del Collegio dei Nobili, il cui cortile con portici conserva il contorno del chiostro. La voce italiana ricorda che quell'anno il duca Carlo di Borbone offrì all'istituto, in via provvisoria, il palazzo di Borgo San Donnino.

L'Ottocento portò altre svolte. Dopo l'annessione del ducato di Parma e Piacenza all'Impero francese i gesuiti furono allontanati e nel 1806 il Collegio dei Nobili fu laicizzato e chiuso. Con la Restaurazione, nel 1815, la duchessa Maria Luigia lo riaprì affidandolo ai padri benedettini di San Giovanni Evangelista. Il monastero fu anche residenza estiva dei duchi di Parma: la voce cita Antonio Farnese, Carlo di Borbone e Ferdinando di Borbone, che morì a Fontevivo nel 1802.

Oggi la facciata della chiesa è simmetrica, a salienti, in laterizio, con il grande rosone. L'ex abbazia, su via Roma, ha invece una facciata asimmetrica con un torrino e un orologio. Dal 2012 il complesso ospita il Museo delle Fisarmoniche.

Un luogo nato dalla preghiera di dodici monaci è diventato, nei secoli, scuola, residenza e museo. Seguirne le date, con le differenze tra le fonti, è un buon modo di imparare come si ricostruisce la storia di un edificio.

Fonti

Dalla stessa ricerca

TesoriIl Duomo di Fidenza: la cattedrale di San Donnino e il cantiere lasciato da AntelamiCultura e tradizioniOgnissanti e Commemorazione dei defunti: da dove vengono il 1° e il 2 novembreCultura e tradizioniHalloween: l'origine del nome, della zucca e del dolcetto o scherzetto
Tutti gli articoli